GEOPOLITICA

Ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan. Missione compiuta o solo l’ennesima mossa statunitense? (di Giovanni De Marco). Dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di ritirare definitivamente le proprie truppe dall’Afghanistan, annuncio seguito dai paesi NATO impiegati in quel teatro operativo con gli americani, tra i quali i militari Italiani, Pechino potrebbe prendere in considerazione l’invio di una propria forza militare in Afghanistan, laddove la situazione della sicurezza nel paese dell’Asia centrale rappresentasse una minaccia per la vicina provincia cinese dello Xinjiang.  leggi tutto

Turchia e dintorni (di Roberto Bevilacqua) In merito alle polemiche seguite all’infruttifero (e dannoso) incontro di Ankara, in cui la Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen è stata umiliata e costretta a sedere in disparte per opera del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, occorre considerare cosa rappresenti quest’ultimo. leggi tutto

SE LULA CHIEDE SCUSA AL “COMPAGNO NAPOLITANO “ (di Daniele Proietti)
Sono delle ultime ore le dichiarazioni di Lula, ex Presidente del Brasile, riconosciuto nel mondo, Italia compresa, come uno dei maggiori rappresentanti del progressismo, che, dopo decenni, si ricorda di chiedere scusa all’Italia e, per usare le sue parole esatte “al compagno Napolitano” per aver scelto di trattenere il terrorista rosso Battisti in Brasile, dove ha potuto condurre, in beffa alla memoria delle vittime che ha mietuto, una vita agiata, e non aver scelto di consegnarlo all’Italia. leggi tutto

Erdogan, Von der Leyen e la sedia (di Mario Settineri)  Assistiamo, ironicamente sorridenti, alla levata di scudi e alla generale indignazione per l’atto di scortesia, cafonaggine, del Sultano ottomano, il quale, in occasione dell’incontro tenutosi ad Ankara la settimana scorsa, ha negato alla presidente della commissione europea, Ursula Von der Leyen, una sedia, tra l’altro non prevista dal protocollo, relegandola a sedere in disparte su un divano. leggi tutto 

A dieci anni dall’invasione della Libia. La Nato che si ripete (di Giovanni De Marco). A dieci anni dall’intervento della Nato in Libia, che fine ha fatto il Paese a lungo considerato uno dei più floridi dell’Africa? Questo intervento, che non solo ha creato il caos nella sicurezza in Libia, ma anche in molti paesi della regione, ha semplicemente distrutto le fondamenta fondamentali dello Stato. Tuttavia, i responsabili “occidentali” di questa aggressione non si sentono in colpa fino ad oggi. leggi tutto

SALUTE O GEOPOLITICA? (di Daniele Proietti) È ormai da un anno che virologi e ministri continuano, al fine di giustificare misure restrittive che limitano la libertà personale dei cittadini ponendo di fatto il popolo italiano in una condizione di arresto domiciliare di massa, a sostenere che, in questa fase storica, vista la potenza di questa pandemia, la priorità del governo può e deve essere solo quella di tutelare la salute degli italiani.
Se così fosse, se, per usare le parole di alcuni medici “siamo in guerra”, si dovrebbe accettare un aiuto anche dal più acerrimo nemico, in nome del bene supremo. leggi tutto

Il mondo può ancora evitare una guerra tra Stati Uniti e Russia? La guerra non più Fredda del ventunesimo secolo. (di Giovanni De Marco) Lungi dalle distrazioni mediatiche o dall’assoluta futilità dei social network, il potere crescente di un rapido attacco contro la Russia, nell’Europa orientale, continua a un ritmo costante. La crisi economica e finanziaria globale, il crollo totale della efficacia della propaganda occidentale e il fallimento del sistema politico statunitense lasciano allo Stato profondo una sola opzione. Peggio ancora: un’escalation della politica ostile contro la Russia, dettata dalla consapevolezza della propria incapacità politica nella egemonia mondiale, che può solo portare allo scontro. Prima per procura, poi, speriamo mai, diretta. Con conseguenze molto disastrose per tutti i protagonisti e conseguenze catastrofiche per il sistema di sicurezza collettiva. leggi tutto

SOCIALCRAZIA, LA VERA ANTICAMERA DELL’UOMO ROBOT (di Daniele Proetti) In questi mesi, volenti o nolenti, siamo stati costretti, sia dagli accadimenti e sia da un sistema economico, politico e sociale che non è stato capace di affrontarli degnamente e attuando le giuste misure, che, in uno Stato nazionale, sociale e popolare, avrebbero dovuto prevedere una risposta autarchica che passasse per la produzione di un vaccino italiano i cui proventi andassero nelle casse dello Stato, e, inoltre, da una vera e propria dichiarazioni di guerra nei confronti delle lobby farmaceutiche….. leggi tutto 

GLI USA TORNANO QUELLI DI SEMPRE (di Daniele Proietti) Il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America non ha fatto nemmeno in tempo ad insediarsi e ha ripreso immediatamente pratiche che hanno contraddistinto per decenni la politica estera della potenza atlantica, ma che, durante la presidenza di Trump, sembravano essersi attenuate. Infatti è stato recentemente sferrato un attacco aereo in Siria, contro milizie sciite vicine all’Iran, impegnate li a supporto dell’esercito siriano, fedele al legittimo presidente Assad, bersaglio, insieme alla sua terra, degli appetiti dell’imperialismo. Questa azione è emblematica rispetto alla linea che vorrà seguire durante il suo mandato Biden, una strategia classica dei governi democratici tesa e rafforzare la Nato in un’ottica di scontro aperto ed esplicito contro gli Stati non allineati ai dettami dell’Occidente. leggi tutto

IL GRANDE RESET, LA DEKULAKIZZAZIONE DEL VENTUNESIMO SECOLO (di Giovanni De Marco)

L’attuale visione del mondo globalista delle economie ha diverse analogie con la dekulakizzazione avvenuta in unione sovietica nei primi decenni del secolo scorso ad opera del partito comunista Russo. Diverse sono le analogie, infatti tra la caduta dei Kulak e l’attuale “Grande Reset” che vede la distruzione di una serie di attività economiche, come la vendita al dettaglio, ritenute inefficienti rispetto al moderno e-commerce. Negli anni ’30, l’Unione Sovietica eseguì la “dekulakizzazione” dell’Ucraina. Questo è il termine dato alla soppressione di agricoltori indipendenti relativamente ricchi (“kulak”), per sostituirli con fattorie collettive. Le loro proprietà furono confiscate, molti di loro furono trasferiti in zone remote e alcuni furono sterminati. Non si conoscono i numeri esatti, ma sono certamente dell’ordine di qualche milione di persone. Il passaggio alle fattorie collettive fu una delle cause della grande carestia ucraina dei primi anni ’30. leggi tutto

GIUSTIZIA PER LA PALESTINA di Daniele PROIETTI Sviluppi importanti sulla situazione in Medio Oriente: infatti molto recentemente la Corte Penale Internazionale ha riconosciuto la giurisdizione dei giudici dell’Aja sui territori palestinesi occupati da Israele riconoscendo quindi, di fatto, lo Stato di Palestina. Si tratta di una svolta fondamentale, in quanto fino ad oggi i colpevoli dei crimini più gravi hanno potuto agire impunemente e senza conseguenze proprio perché la Palestina non era riconosciuta come entità. Ora invece possono essere aperte ufficialmente delle indagini, e chi si è macchiato di abusi, soprusi e ha commesso reati nei confronti del popolo palestinese potrà essere punito. leggi tutto


WEB: I GIGANTI CHE NON PAGANO (di Daniele Proietti). Con la pandemia in corso ormai da un anno tante piccole e medie imprese italiane sono state messe a dura prova, e alcune hanno dovuto purtroppo chiudere i battenti. Molte altre rischiano di farlo tra poche settimane se è vero che la situazione, come risulta dagli “spifferi” che arrivano da Palazzo Chigi, non solo non è destinata a migliorare, ma andrà, se possibile, peggiorando. Prorogare per settimane o addirittura mesi la validità di misure che significano il dimezzamento o la cessazione di centinaia di migliaia di attività lavorative vuol dire condannare chi è proprietario di queste attività al fallimento e chi dentro vi lavora alla disoccupazione. leggi tutto

RIECCO LA GUERRA FREDDA (di Daniele Proietti) Il nuovo Presidente degli Usa Biden non lascia spazio ad interpretazioni e annuncia la ripresa di una ostilità esplicita verso la Russia, la Cina, ma anche nei confronti di tutti i paesi meno potenti non allineati alle dinamiche del potere mondiale e non disposti a sottomettersi all’imperialismo di marca statunitense. Niente di più di quello che avevamo previsto, ovvero una recrudescenza di instabilità politica che sarebbe susseguita all’elezione di un democratico che non fa altro se non ricalcare le orme di Obama. leggi tutto

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