GRETA THUNBERG: UN PRODOTTO DEL CAPITALISMO

di Daniele Proietti

In questi giorni è tornata prepotentemente sulla scena  la sedicenne attivista svedese Greta Thunberg, che si è impadronita della scena mediatica da mesi a questa parte a causa delle battaglie per l’ambiente di cui si è fatta portavoce, e, a nostro parere, non è che l’ennesimo modo che il potere imperante ha trovato per far credere al mondo di avere la volontà di occuparsi di determinati problemi, salvo poi, come sempre, lasciarli in fondo all’agenda dei temi su cui discutere.
Siamo troppo cresciuti e conosciamo troppo bene determinate dinamiche per credere illusoriamente che un’adolescente abbia potuto, da sola, meritarsi tutta questa attenzione, che non è stata mai riservata ad altre organizzazioni  le quali pure ponevano sul tavolo le medesime istanze.
Per il sistema Il “difetto” di queste ultime, poche a dir la verità,  è sempre stato quello di collegare i problemi ambientali a quelli sociali ed economici, mettendo in discussione quindi il capitalismo come modello di sviluppo. 
Greta invece, beniamina di giornali come “Repubblica”, “ L’Espresso”, o “Il Giornale”, nonché di tutti i principali canali di informazione statunitensi, fa una cosa che risulta essere molto utile ai potenti del mondo: distacca completamente le questioni ambientali dal resto, settorializzando un tema che invece dovrebbe, insieme ad altri, comporre un mosaico che mostri l’inadeguatezza del sistema economico nel quale viviamo.
Ma questa considerazione, seppur giusta e determinante, non basta per comprendere la ragione della notorietà di quella che ormai pare essere diventata una sorta di “bimba prodigio”: per capirne i motivi si deve forse far riferimento al fatto che i suoi genitori siano una cantante d’opera, Malena Ermann, e un attore, Svante Thunberg.
Ciò indubbiamente colloca Greta in una categoria di persone privilegiata, e spiega i motivi per i quali a lei viene data la possibilità di esprimersi e parlare in determinati consessi, che di certo a qualsiasi persona “del popolo” verrebbero preclusi aprioristicamente.
I potenti, i grandi capitalisti, privi di ogni umanità hanno visto in lei non una persona , ma uno strumento da “pompare”, avvalendosi dell’aiuto di un’informazione sempre solerte nello svolgere il ruolo di ancella del potere, e poi utilizzare per far entrare anche la protesta sul clima in un circuito democratico, lobbistico e, chissà, elettorale.
Attraverso l’immagine di questa giovane ragazza, purtroppo affetta da alcuni problemi mentali e psicologici, si vuole convogliare anche questo tipo di dissenso nel grande recinto capitalista, dentro il quale convivono consenso e dissenso, e tutto si mercifica per diventare profitto.
Alla testa di battaglie giuste il sistema punta a metterci persone manovrabili, quando non sue dirette emanazioni.
Occorre che un radicale anticapitalismo permei le lotte per l’ambiente, ponendo come finalità delle stesse il rovesciamento di questo modello di sviluppo, il quale, oltre a non garantire la sicurezza ai lavoratori, per la stessa logica del profitto lascia che il nostro pianeta si inquini, che l’aria si riempia di sostanze nocive, che si producano sempre più case, automobili, intaccando così l’ambiente in nome della “produttività”, mantra del capitalismo fin dalla sua affermazione.
Per avere un’idea ulteriore di come il potere provi ad inserirsi nell’ambientalismo non si può non fare riferimento, guardando all’Italia, al Movimento Cinque Stelle che, dopo aver vinto le elezioni ed essere andato al governo avvalendosi del consenso politico  di coloro che si erano opposti alla Tav, e non solo, puntualmente ha tradito ogni promessa e sta progressivamente arretrando, allineandosi, e non poteva essere altrimenti, a tutti gli altri partiti, dovendo rispondere, proprio come loro, alle stesse entità e organizzazioni sovranazionali che, quelle si, ci governano.
Le decisioni e le eventuali scelte di puntare sulle grandi opere vengono infatti private di ogni valenza  politica, configurandosi di volta in volta meramente  come  l’espressione economica degli interessi di quello o l’altro monopolio, di quello o l’altro settore del capitale.
 Su questa base nascono spesso e volentieri, come sempre di più ci racconta la cronaca giudiziaria,  fenomeni corruttivi e di  speculazione e su questo stato di cose ormai cristallizzato e reiterato nel tempo, i partiti fanno di elezione in elezione il proprio gioco,  assumendo  le proprie posizioni in base ai legami con i monopoli e alle aspettative della propria base sociale di riferimento.
Per questo motivo dunque è sbagliato puntare  il dito unicamente contro i governi, tacciati di essere disattenti alle questioni ambientali o peggio moralmente responsabili di eventuali future catastrofi.
Bisogna prendere coscienza una volta per tutte del fatto che gli esecutivi ormai non hanno più la forza di imporsi, essendo spesso nominati dai grandi capitalisti, che li mettono al potere proprio per tutelare i loro interessi.
Il popolo se la prende con il governo di turno perché è ciò che riesce a vedere, ma in realtà l’unica responsabilità di chi siede in parlamento è chinare il capo e obbedire al potente di turno.
Emblematico in questo senso è il tema delle energie rinnovabili, dette “nuove energie”, non tutte necessariamente meno inquinanti di quelle basate sui carbon- fossili, che viene cavalcato da aziende come la BMW, principale finanziatore delle conferenze intergovernative sul clima, alle quali siedono persone che con l’ambiente vogliono farci soltanto affari, come con tutto il resto che li circonda.
Questa azienda, vista la grande produzione, sperando nel fatto che quello delle energie rinnovabili possa essere  un settore che nel breve o medio termine abbia  uno sviluppo importante, sta utilizzando dei gruppi di pressione  per far varare in diversi paesi, tra cui il nostro, norme che vadano nella direzione di favorire un incremento di quel mercato, finora, anche per una non secondaria questione di costi, ( che se la logica fosse solamente quella della salvezza dell’ambiente dovrebbero essere abbattuti), poco preso in considerazione.di
Sono molti, oltre a questo, i  settori del grande capitale che  promuovono attraverso i propri partiti politici i loro interessi, che nulla hanno a che vedere, come è ben immaginabile,  con la salvaguardia dell’ambiente.
Ecco perché solo una rivoluzione nazionale e sociale, che non può però avvenire prima  di una presa di coscienza culturale da parte del popolo, può finalmente abbattere ciò che ha dimostrato di aver fallito: il capitalismo.
 Ogni scorciatoia, ogni compromesso, ogni tentennamento, saranno utilizzati da chi oggi detiene il potere e l’informazione per stroncare sul nascere qualsiasi possibile minaccia, e continuare ad operare come sta avvenendo.
Non esiste un capitalismo buono, “simpatico”, ecologista. Esiste il capitalismo, quello di sempre, che sfrutta, umilia, priva di ogni dignità e toglie il futuro.
Resta solo da scegliere: o lo si accetta o si decide di lottare.

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