ATTACCATI A UNA CARTA

di Daniele Proietti

I governi cambiano, ma continua il progetto Cashback: Il programma per ora è previsto per due anni, e la sua funzione è quella di stimolare gli italiani, che sono ufficialmente passati dall’essere persone all’avere il ruolo di meri consumatori, ad effettuare i loro acquisti per mezzo di carte di credito. Ovviamente tutto questo presuppone, il più presto possibile all’abolizione del contante, il cui uso viene sempre più disincentivato, sia in maniera esplicita che, ricalcando metodi mafiosi, in modo subdolo. Nel momento in cui non ci saranno più le banconote, il sistema capitalista potrà giungere al suo scenario ideale, che si compirà quando, molto presto, si arriverà ad una situazione nella quale ogni singolo individuo sarà legato, attraverso un rapporto di dipendenza, ad una carta di credito. Questa, come oggetto, è un’invenzione tutta capitalista, e, per il sistema, offre un triplice vantaggio: il primo è quello di non far rendere conto alla persona quanto ella arriva a spendere, inducendola subdolamente in questa maniera a privarsi di somme di denaro maggiori rispetto a quanto avrebbe speso se avesse visto le banconote con i propri occhi passare dalla sua mano a un’altra; il secondo è il guadagno derivante da commissioni, che gli istituiti di credito incassano univocamente per ogni singola transazione che viene effettuata; l’ultimo, non certo per importanza, è quello di completare un progetto di disumanizzazione del cittadino che, nel momento stesso in cui cessa di detenere il possesso del proprio denaro, passa da essere tale a ritrovarsi mero consumatore, fruitore di servizi. La carta di credito è poi, ovviamente, il modo più diretto di scoraggiare la fine del debito. Offerta dalle banche quasi gratis, per permettere all’utente di acquistare oggi e pagare domani, realizzando ogni sogno di benessere con un progressivo indebitamento. L’invito è ovviamente a consumare subito senza pensare al domani. Ma quel domani poi arriva, come i nodi che vengono prima o poi al pettine, e il consumatore eterno debitore viene gratificato- con prestiti progressivi sulla aurea carta- nella sua capacità di sognare, fino all’incubo che prima o poi gli può rivelare la sua cruda realtà di spodestato o pignorato. La società capitalistica cerca debitori permanenti, debitori di una vita, magari di generazione in generazione, ma la diabolica edera con cui il consumatore è lusingato a firmare il patto prima o poi reclama il suo conto, che è inesorabile e senza sorriso. Per il parassitismo capitalistico il denaro che peggiore, si potrebbe dire, è quello che viene restituito. Quello che viene prestato è profumatissimo. Lo Stato moderno, quello che dovrebbe realizzare lo stato sociale per i meno abbienti, non fa nulla per arginare la piovra parassitaria del mercato capitalistico, anzi sembra puntare sempre più a una tutela dei detentori di capitale, soprattutto quando coopera col libero mercato e legifera per una continua ri-mercificazione del lavoro. Il lavoro è sempre è più merce da comprare e il lavoratore stesso soggetto di carta di credito da indebitare ad infinitum. Del resto, la società moderna è fatta più di offerte che di norme. Essa è un grande magazzino che offre innumerevoli opzioni, dando all’individuo consumatore l’illusione di scegliere, seducendolo con la molteplicità e il mutamento, l’obsolescenza degli oggetti e la novità del prodotto. Nessuna regola etica, politica o sociale può resistere alla fluidità dell’offerta. Tramontano, dinanzi alla seduzione dell’individuo come atomo e consumatore, i miti rigidi dell’appartenenza e delle radici: da una parte l’individuo si sente svincolato da qualunque appartenenza comunitaria o ideale in quanto si percepisce come libero soggetto di scelta e acquisto, dall’altro vive le proprie ex radici come ancore, capaci di essere riutilizzate da un porto all’altro, estirpate da ogni terreno stabile e poi ripiantate altrove (magari nella provvisoria casa di un non-luogo commerciale), senza soluzione di continuità. Nemici di questo sistema parassitario del capitalismo sono la permanenza delle abitudini, la durata, il passato come energia attiva, la fedeltà agli oggetti, l’impegno, la memoria e la costanza dei comportamenti. Quello che si delinea in questo tipo di contrapposizione non è lo scontro artefatto tra due schieramenti politici che si contendono le poltrone ma in realtà servono lo stesso padrone, come accade oggi, ma l’emergere di due visioni totalmente opposte di mondo: l’una, la nostra, quella nazionale e identitaria, e l’altra, quella liberale, massonica e capitalista, di cui da troppi anni vediamo propagarsi i drammatici effetti. La nostra battaglia sociale e anticapitalista continua più forte che mai, contro tutto e tutti, nemici dichiarati o falsi amici che siano

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