PALESTINA LIBERA

di Daniele Proietti 


Divampa, in queste ore, la violenza in Medio Oriente, e, come solitamente accade, le vittime vengono fatte passare come carnefici e viceversa: gli organi di informazione infatti, stanno facendo passare la strage di civili palestinesi posta in essere dalle forze armate di Israele, entità che occupa da decenni il territorio geografico in questione, come se essa sia una risposta alle (chissà quali) azioni di terrorismo.
Si tratta di una visione delle cose estremamente faziosa, e, ed è quel che più conta, falsa.
All’inizio della  settimana scorsa, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto fondamentale in cui concludeva che Israele commette i crimini di apartheid e persecuzione  contro il popolo palestinese.

Israele ha “perseguito l’intento di mantenere il dominio degli ebrei israeliani sui palestinesi in tutto il territorio che controlla”, afferma il gruppo.  Il crimine di apartheid è uno dei crimini contro l’umanità enumerati nello Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale, che lo colloca nella stessa categoria della schiavitù e dello sterminio.

Con il suo rapporto, Human Rights Watch si unisce alle crescenti richieste di un approccio basato sui diritti e sulla responsabilità, piuttosto che sul “processo di pace” morto da tempo che per decenni ha fornito un alibi per l’inerzia internazionale mentre Israele rafforza la sua presa coloniale sul popolo palestinese e sulla sua terra.

Tale approccio non pare essere condiviso dagli esecutivi delle grandi potenze economiche, Italia compresa, sempre pronti a piegarsi ai voleri del più forte, che, in questo caso, è sicuramente rappresentato da Israele.

L’auspicio è che la situazione, che ora è paragonabile a quella di una guerra vista la violenza con la quale gli israeliani stanno agendo, possa calmarsi, e, poi, finalmente si possa cominciare a parlare, senza omertà e timori, del modo in cui assicurare, nel minor tempo possibile, al popolo palestinese il sacrosanto diritto ad esistere e a stare nella propria terra, senza più essere soggetto alla volontà criminale di una potenza imperialista occupante.

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