Ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan. Missione compiuta o solo l’ennesima mossa statunitense?

di Giovanni Demarco

Dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di ritirare definitivamente le proprie truppe dall’Afghanistan, annuncio seguito dai paesi NATO impiegati in quel teatro operativo con gli americani, tra i quali i militari Italiani, Pechino potrebbe prendere in considerazione l’invio di una propria forza militare in Afghanistan, laddove la situazione della sicurezza nel paese dell’Asia centrale rappresentasse una minaccia per la vicina provincia cinese dello Xinjiang.

Già nel 2018, infatti, la Cina aveva già addestrato le truppe afghane e aiutato a costituire una brigata di montagna. L’addestramento si è svolto in Cina e lo scopo di questa unità era quello di contrastare possibili attacchi di Al Qaeda e Daesh.

Dopo l’annuncio di Washington, Pechino considera la situazione della sicurezza in Afghanistan “complicata e seria” perché “il terrorismo è lontano dall’essere sradicato”. La diplomazia cinese ritiene quindi che le truppe straniere in Afghanistan debbano “ritirarsi in modo responsabile e ordinato per garantire una transizione stabile”. È risaputo infatti, a tutti, che dopo venti anni di occupazione e badantato, le forze governative afghane non sono in grado di fornire sicurezza interna e che il Paese rischia di precipitare nel caos in futuro.
Se la situazione della sicurezza rappresentasse una minaccia significativa, la Cina potrebbe inviare truppe di mantenimento della pace e assistenza umanitaria nella regione in conformità con i termini della Carta delle Nazioni Unite per garantire la sicurezza e gli interessi delle persone e delle società cinesi presenti.
Pechino ha già confermato che parteciperà alla conferenza di pace afghana in programma a Istanbul dal 24 aprile al 4 maggio
Ma cosa si nasconde dietro il ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan?
Ridistribuzione per contenere la Cina?
E’ molto probabile che il ritiro delle truppe sia parte di un ridistribuzione globale delle forze americane e che Washington voglia così rafforzare la sua presenza militare nelle regioni dell’Asia-Pacifico e dell’Oceano Indiano, con lo scopo di contenere la Cina.
In effetti, l’Afghanistan sta assorbendo “una quantità sproporzionata di tempo e attenzione per il pentagono” mentre “le vere questioni si svolgono nel Pacifico occidentale “.
Con questa mossa, gli statunitensi, riuscirebbero nella redistribuzione delle proprie truppe nella regione dell’asia-pacifico e dell’oceano indiano parallelamente a un “calcolato” impiego delle truppe cinesi in un territorio afghano lasciato volutamente privo della sicurezza di cui necessita.
Questo modus operandi statunitense riflette quella mentalità sinistra profondamente radicata nella Guerra Fredda, che è dannosa per la fiducia tra la Cina e gli stessi USA, oltre che per la sicurezza regionale.

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