LE DONNE ED IL LAVORO DOMESTICO

di Maria Concetta Ingala

Dall’inizio della civiltà fino ai giorni nostri, il ruolo della donna all’interno della gestione famigliare, ha rappresentato un’elemento fondamentale ed irrinunciabile nell’equilibrio della famiglia.
Secoli di storia, hanno evidenziato il ruolo insostituibile che ogni donna ha nel lavoro domestico; spesso denigrato e dequalificato a partire proprio da certa ideologia femminista, oltre a certi cosiddetti “uomini”, che continuano a ritenere il lavoro domestico femminile come o meno di un servizio di sguattera o facchinaggio, una sorta di prigione alla quale a loro dire, istituzioni come la Chiesa o forme di governo come il Fascismo, hanno condannato la donna casalinga.
Mi chiedo spesso come possa ancora esistere un tale modo di pensare, malauguratamente diffuso e duro da cancellare. Solo in periodi purtroppo brevi della storia, il ruolo della donna nella gestione domestica ha avuto l’importanza ed il giusto riconoscimento. Durante il Ventennio vi fu un fiorire di scuole di formazione per le giovani donne prima del matrimonio. In tali corsi, veniva insegnato tutto il necessario per una corretta igiene di tutti i componenti della famiglia; corsi di gastronomia, di taglio e cucito; di gestione di un neonato; veniva insegnato a far di conto; fino ai giusti comportamenti nei confronti del marito.
Tale patrimonio di insegnamenti, pur resistendo nei decenni, a malapena è giunto fino a noi e continua a resistere tra mille difficoltà, in sempre minori fasce della popolazione italiana.
A volte i principali attacchi alla dignità della donna ed al suo lavoro domestico, vengono proprio da altre donne, con frasi tipo: “Ma tu non lavori? Stai a casa?”. Tale frase a mio parere, racchiude una profonda ignoranza ed un vero e proprio autorazzismo..donne che attaccano donne..come se non bastassero certi “uomini” che continuano a considerare la “donna” come una cameriera da sfruttare fino allo sfinimento.
Penso che ci dovremmo impegnare affinchè sia dato il giusto riconoscimento da parte del Governo anche al lavoro domestico della madre di famiglia; non un bonus, che già esiste solo per alcune forme finalizzate alla preparazione verso un lavoro esterno, ma un “Reddito di Lavoro Domestico”, regolarmente pagato dallo Stato a tutte le donne che non hanno altra fonte di reddito e che regolarmente svolgono la loro attività lavorativa nell’ambito del proprio domicilio come “madri di famiglia”. Tale compenso dovrebbe tenere conto anche del numero dei componenti famigliari e non dovrebbe essere legato al reddito del marito.
Sono convinta che l’approvazione di tale reddito, consentirebbe un notevole passo avanti nella rifondazione della famiglia e del progresso reale di noi donne. Sono certa che alcune donne, spesso costrette a lavori esterni da fame, potrebbero scegliere il “Reddito di lavoro domestico”.
Concludo auspicando che il Movimento Sociale Fiamma Tricolore si faccia portatore di questa iniziativa.

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Un pensiero su “LE DONNE ED IL LAVORO DOMESTICO

  • 20 Aprile 2021 in 8:50
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    Concordo con quanto scritto nell’articolo e aggiungo che, per quanto mi riguarda, non ho mai capito quali motivazioni abbiano potuto spingere le donne a voler, a tutti i costi, imitare gli uomini e occuparsi di còmpiti che, per natura, sono appropriati agli uomini (un esempio che si può fare, tra i tanti: l’ingresso delle donne nelle FF.AA., cosa che io — e so bene che si tratta di un’opinione condivisa non solo da un gran numero di uomini ma anche da tante donne — trovo del tutto assurda).

    E’ risaputo il fatto che lo stesso termine “donna” derivi da “domina” (“domna” successivamente diventato “donna”), colei che, ancora oggi, si definisce come la “padrona di casa” (anche se credo sarebbe più corretto dire “matrona”); e l’importanza di tale còmpito, di altissima responsabilità, è testimoniato anche da una delle occupazioni più tipicamente femminili: la governante. Quella della governante è sempre stata una delle professioni dalla quale gli uomini sono (giustamente) stati esclusi. Infatti, si tratta di un ruolo molto diverso, ad esempio, da quello del maggiordomo, dato che alla governante, a seconda dei casi, veniva (o viene) anche assegnato il còmpito di occuparsi dei bambini.

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