18 APRILE GIORNO DELLA FIEREZZA FEMMINILE

di Anna Zolla

Il giorno che rappresenta le Donne missine è stato scelto tra le date di numerosi atti eroici compiuti  dalle Donne Italiane e ha origine da un fiero evento del passato. La scelta è caduta sul 18 aprile. Riteniamo infatti che questo giorno possa essere considerato da tutte noi il simbolo della fierezza femminile e possa allo stesso tempo racchiudere tutti gli episodi di fierezza che hanno caratterizzato le Donne Italiane. Ma se il nostro essere Donne missine trae origine e si evolve dal passato, il nostro sguardo è rivolto al futuro e la nostra azione si svolge nel presente.

La ricorrenza del 18 aprile, che ha luogo già da qualche anno, non è un giorno di festa, ma è un giorno di riflessione, di discussione, un evento ricco di contenuti: la prospettiva di un anno di impegni di cui ognuno di noi se ne fa carico, un lavoro volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi spesso pressanti che si affacciano giorno dopo giorno. Purtroppo, anche quest’anno la manifestazione si svolge in sordina: la videoconferenza in serata con l’intervento delle Donne del Movimento Sociale Fiamma Tricolore e l’uso dei “social” per veicolare il nostro pensiero e il nostro impegno. Mancherà il contatto diretto con la gente, a noi tanto congeniale, e lo scambio di opinioni … ci rifaremo l’anno prossimo o nelle prossime occasioni.

E intanto non si può restare indifferenti di fronte alle manipolazioni in atto della Famiglia naturale, che, parodiando Kant, potremmo definire come la “Famiglia pura”. La natura ci insegna che la famiglia o è composta da un uomo, da una donna e dai figli, ovvero padre e madre e figli, oppure non può essere considerata “Famiglia”, così come il matrimonio deve interessare l’unione di un uomo e di unna donna o non è matrimonio. Non si preoccupi Zan, la nostra non è omofobia e non è neppure discriminazione dei “diversi”, infatti, come già più volte affermato, riconfermiamo il loro diritto di avvalersi delle tante leggi già esistenti per rendere più stabile e più significativa la loro unione. Non è invece neppure concepibile l’idea dell’adozione di bimbi da parte di tali coppie o peggio ancora della loro compra- vendita attraverso la maternità surrogata, ovvero l’utero in affitto. Per fortuna questa pratica mostruosa non è ancora ammessa in Italia e speriamo che non lo sarà mai, ma dovrebbe essere proibito e quindi perseguibile anche solo “passare un ordine” e importare un “pacco” umano… e coloro che sbraitavano per ottenere la liberazione delle donne (da chi non è mai stato chiarito) e si indignavano per il mercimonio del corpo femminile, ora che il corpo della donna viene considerato come una macchina per la produzione di umani, che fanno? L’ignominia diventa difficile da descrivere. Il neonato, che già nel grembo materno aveva imparato a riconoscere la voce della madre, la sua pelle, il suo odore, il suo tocco e avrebbe potuto riconoscere anche la voce di un padre accorto già durante il periodo di gestazione, viene strappato brutalmente dal suo ambiente naturale e gettato nel mondo sconosciuto. E la madre?… Fermiamoci qui, definirne i contorni sarebbe impossibile.

Ma se da un lato vi sono donne che si prestano a diventare “la fabbrica degli esseri umani”, dall’altra, altre donne non esitano a sbarazzarsi dei propri figli ancora in embrione. Anche dell’aborto, piaga ormai in forte espansione, se ne fa un uso quasi quotidiano e questa volta con il beneplacito della legge.

Il bambino ormai è diventato un oggetto con cui trastullarci quando ci fa piacere o scartarlo quando ostacola i nostri progetti.

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