L’APOTEOSI DELL’IDIOZIA

     di FRANCESCO DE LEO

Leggiamo che l’anpi del Tirreno ha organizzato una manifestazione presso il mausoleo dedicato a Michele Bianchi, a Belmonte Calabro, per presentare un progetto di “riconversione” del monumento per una sua trasformazione in “presenza antifascista”.

          Leggiamo anche, con un goliardico sorriso, che gli invitati alla manifestazione superano di gran lunga gli eventuali iscritti all’associazione ( ma avranno 100 anni l’uno).

          Alcune associazioni, come questa, che vivacchiano lautamente sostenute dallo stato con soldi pubblici, invece di spiegare alla gente comune il perché debbano sprecare denaro che appartiene a tutti noi e risulterebbe molto utile per coprire altre carenze nazionali soprattutto in questo triste periodo di crisi economica e lavorativa dovuto alla pandemia, cercano di giustificare la loro presenza con iniziative irrilevanti, degne solo di talebana memoria.   Andassero a spiegare ai calabresi, ristoratori, operatori turistici, commercianti, precari, operai, tutte le altre categorie rimaste senza lavoro e con pochi ristori pubblici, che la loro ragione di esistere è un monumento antifascista e non la grave situazione della nostra regione.

          E, per quanti volessero valutare esattamente la cervellotica pretesa dell’anpi, vi illustriamo chi era e cosa ha realizzato Michele Bianchi.

          Michele Bianchi, giornalista e sindacalista, prima socialista, poi interventista e Fascista, da valente Ministro dei Lavori Pubblici riuscì a rilanciare la nostra regione con una serie di realizzazioni di grande portata.

          Si devono all’interessamento personale di Bianchi l’istituzione nel 1923 del Parco Nazionale della Sila, della fondazione del centro invernale di Camigliatello Silano, dei primi poli industriali a Crotone, delle opere di bonifica in diverse zone malariche calabresi, delle prime strade bitumate e delle prime tratte ferroviarie interne. Fu sempre Bianchi a promuovere la fusione dei piccoli comuni attorno a Reggio Calabria nel 1927 per la creazione della “Grande Reggio” (primo esempio di fusione amministrativa di più comuni nella storia d’Italia), della modernizzazione urbanistica di Cosenza a metà anni Venti, e la individuazione dei nodi ferroviari di Lamezia e Paola, nonché della tutela del patrimonio storico – culturale calabrese (con la nomina di Edoardo Galli alla Sovrintendenza della Calabria (1925 – 1936)  sotto la cui direzione si individuarono i siti archeologici di Laos e Sibari, tant’è che nel 1932 il Galli si prodigò per la fondazione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria).

          A lui si deve la costruzione della diga sul Metauro che cominciò a rifornire di acqua potabile il Cosentino, dopo la costruzione dei 3 laghi artificiali in Sila, si installarono due centrali idroelettriche che fornirono energia a basso costo in larga parte del territorio calabrese e grazie a quella energia si costruì il primo polo industriale della Calabria, a Crotone (rimasto unico polo fino agli anni 70’).  Infine collaborò alla ideazione e costruzione dell’acquedotto pugliese.

          Nel 1913, insieme a Filippo Corridoni, redasse la prima bozza della Carta del Lavoro, che fu la base dello Stato Sociale in Italia e che nel secondo dopoguerra fu studiata e apprezzata dai vertici delle nazioni vincitrici, Russia, USA ed Inghilterra, e concretamente applicata in tante aziende tedesche (vedi Volkswagen), permettendo alla Germania, come noi uscita sconfitta dalla guerra, di guadagnare l’appellativo di “Locomotiva economica dell’Europa”.

          Comprendiamo il furore iracondo di chi non essendo riuscito a realizzare neanche una minima parte di tutto questo, cerca di far dimenticare la sua esistenza, che pure rimane immortale laddove esistono ancora oggi delle vie a lui intitolate oltre che nella sua Belmonte Calabro anche a Scalea, Marano Marchesato, Rossano, San Lorenzo del Vallo e Rocca Imperiale in provincia di Cosenza, Gizzeria, Sersale e Carlopoli in provincia di Catanzaro (Città che gli aveva intitolato la sua Piazza centrale e più bella), Drapia, Nicotera, Gerocarne e Vibo Marina in provincia di Vibo Valentia, Centrupie (EN), Noto (SR), Castiglione di Sicilia (CT) e in tanti altri comuni italiani.

         Per essere coerenti invitiamo l’anpi del tirreno a rivolgere la sua talebana attenzione, anche alle altre opere del regime fascista, quindi abbattiamo l’Acquedotto Pugliese, il Foro Italico, Via della Conciliazione, i Fori Romani, 36 città costruite in quegli anni ed altro (la lista sarebbe troppo lunga) e, già che ci siamo riportiamo le paludi e le zanzare nell’Agro Pontino e nella Piana di Lamezia.

          Naturalmente arrivederci al 24 aprile. E poi ai tanti tavoli con Sindaci e Responsabili Didattici, in primis con quelli di Belmonte Calabro, che chiederemo di attivare – così come chiederemo di conferire su questi fatti con la neo-Presidente della Commissione Straordinaria per il contrasto dei fenomeni di Intolleranza, senatrice Liliana Segrè – per discutere seriamente dell’Opera e della Valenza che Michele Bianchi ha rivestito per l’Italia e, soprattutto, per la Calabria in quegli anni.

          Ringraziando gli operatori dell’informazione per la certa e cortese divulgazione, porgiamo i nostri più distinti ossequi.

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