STUPIDARIO DEL POLITICAMENTE CORRETTO

di Salvatore Marotta

Nel 1992 usciva il saggio di Fausto Gianfranceschi dal titolo “Stupidario della sinistra”, in cui con ironia si mettevano alla berlina i vizi e le castronerie del sinistrume italiota e dei suoi rappresentanti. A quel saggio seguirono dello stesso tenore “Il reazionario” (1996) e il “Bestiario della sinistra” (2004). Il grande giornalista e scrittore, scomparso nel 2012, chissà come si divertirebbe oggi nel constatare il grado di follia e stupidità raggiunto da quegli stessi ambienti, con l’aggravante che ormai si è imposta a livello globale una neolingua, quella del “politicamente corretto”, faziosa e intollerante oltre ogni limite. Prima di Gianfranceschi era stato Julius Evola a parlare della “stupidità intelligente” dei finti colti. Quando la stupidità si presume “intelligente”, quando crede di detenere la verità e d’interpretare lo “spirito del tempo”, ecco che diventa pericolosa perché pretende d’imporre dappertutto la sua visione storpiata della realtà. Come ha scritto Marcello Veneziani in un articolo su La Verità, “la stupidità da passiva si è fatta attiva e dunque produce più danni. Si è fatta tecnologica, hi tech, stupidità ad alta definizione. E’ andata al potere, ha inventato un suo canone e un suo lessico, il politicallycorrect, che è frutto dell’incrocio tra ideologia e stupidità, tra intolleranza e imbecillità”.
Una volta le stupidaggini erano innocue e ci si rideva su, oggi la stupidità sale in cattedra a imporre i propri dogmi e a lanciare anatemi e scomuniche contro chi non si allinea al pensiero unico. E badate, non si tratta più soltanto di censurare la ricerca storica o di promuovere i “diritti” del mondo LGBT. Ormai il politicamente corretto è un’ideologia pervasiva che riguarda qualsiasi aspetto del pensiero e della società. Se dovessimo elencare un florilegio delle sciocchezze che siamo costretti a sentire o leggere ogni giorno, contro ogni logica e buonsenso, non finiremmo più! Dopo film come “Via col vento”, sono arrivati perfino a censurare i classici della Disney per i suoi presunti “stereotipi sbagliati”, o alcuni storici formati di pasta di un noto pastificio in quanto “fascisti” e “colonialisti”! E come non citare quel tristemente famoso “Amen and Awoman”, esempio grottesco d’ignoranza e conformismo, pronunciato al Congresso degli Stati Uniti da un deputato democratico, nonché pastore metodista? Nella sua mente malata intendeva omaggiare la “parità di genere”! Una volta imboccata la strada della sovversione si può solo precipitare verso il basso, per cui l’ultimo grido del politicamente corretto si chiama “Cancel Culture”, cultura della cancellazione, perché non basta più censurare le idee, occorre cancellare e abbattere fisicamente anche i simboli. Ed ecco che abbiamo assistito ad orde di barbari abbattere le statue e oltraggiare monumenti di personaggi di volta in volta definiti “razzisti”, “omofobi”, “antisemiti”. C’è perfino chi ha proposto di togliere Dante dai programmi scolastici per gli stessi motivi! Ha ragione Gianfranco De Turris quando scrive che “il politicamente corretto rende stupidi”.

immagine Julius Evola:

12 pensieri riguardo “STUPIDARIO DEL POLITICAMENTE CORRETTO

  • 10 Aprile 2021 in 18:02
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    La nostra é kultur, la loro civilization….

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  • 11 Aprile 2021 in 8:40
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    A parte il fatto che sarebbe opportuno “separare il grano dal loglio” e finalmente distinguere ciò che, in àmbito europeo sia effettivamente degno di essere identificato o come cultura o come barbarie, a me sembra che lo slogan “cancel culture” sia più appropriato tradurlo non come “cultura della cancellazione”, cosa che, in effetti, non può esistere ma all’imperativo, come si trattasse di una suggestione e/o di un vero e proprio ordine: “cancel culture!” = “cancella la cultura!”.

    Sarà anche banale ripeterlo, non lo metto in dubbio ma bisogna ancora una volta ricordare (e quei pochissimi che leggeranno queste mie, perdonino se mi permetto di farlo) che ciò a cui stiamo tutti assistendo, rappresenta nient’altro che il tentativo di imporre l’utopia di certa massoneria cosiddetta “universalista”: la nazione unica planetaria; certamente, per raggiungere quello scopo, è necessario cancellare tutto ciò che è stato prima in modo da gettare le basi per il “mondo nuovo” che sarà abitato da quello che loro intendono per “homo novus” (uno dei motti della massoneria si riferisce, per l’appunto, all’estirpare il vecchio in modo da impiantare il nuovo, motto che si è sentito più volte ripetere, anche alla TV, da alcuni rappresentanti della partitica italiana: pura coincidenza? Chissà… ), un uomo — uomo inteso come essere umano — totalmente riprogrammato e alfiere delle nuove sorti e progressive di infausta memoria.
    Dunque, io penso che non si tratti tanto di una questione di stupidità dilagante (certamente, in questo tentativo di… “resettare” tutto, è presente anche quell’aspetto), quanto di un vero e proprio progetto avviato già da tempo e che — così come pre-annunciato dallo stesso Julius Evola diversi anni fa — potrebbe, con altissima probabilità, innescare una sorta di eterogenesi dei fini che un giorno sarà, forse, utile per una necessaria e fondamentale ricostruzione.

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      • 11 Aprile 2021 in 19:57
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        Buona sera.
        Ringrazio ancora una volta la redazione de “Il missino” per il positivo riscontro nei confronti dei miei commenti e in questo particolare caso, desidero ringraziare Cagliostro (alias il signor Salvatore Marotta, se non ho capito male).

        Spero di riuscire ad evitare di apparire arrogante se dico che il mio commento lo ritengo già firmato dato che Anton è, a tutti gli effetti, parte del mio nome di battesimo che utilizzo a mo’ di pseudonimo o quasi, in quanto avendo sposato il concetto di impersonalità ritengo che importanti siano le idee espresse nei commenti (dei quali sempre mi assumo la completa responsabilità) e non il sottoscritto.

        D’altronde, il mio nome completo — posso garantire — non direbbe assolutamente nulla: non possiedo titoli accademici né tessere di alcun tipo; non sono saggista né giornalista. Ho già detto di essere il classico “signor nessuno”, presente nemmeno sui cosiddetti “social-media” (alludo ai vari Twitter, Facebook et similia)…

        So bene che può risultare fastidioso ma non intendo recedere dalla mia, per alcuni comprensibilmente discutibile, scelta.

        Un cordiale saluto!

        Anton

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        • 11 Aprile 2021 in 20:06
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          Grazie per i complimenti ed il tuo nome ci serviva solo per chiederti se volevi collaborare con la redazione.
          P.S. Cagliostro non è l’alias di Salvatore Marotta

          Rispondi
          • 11 Aprile 2021 in 20:29
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            Risposte super-veloci, questa sera!

            In merito ad una mia eventuale collaborazione, risposi già qualche giorno fa ad un diretto (e dal mio punto di vista, del tutto inatteso) invito da parte di un vostro collega della redazione dicendo che non mi sento proprio all’altezza di scrivere dei veri e propri articoli anche se potrei provare a farlo… ma davvero, non saprei. Se, eventualmente, riuscirò a buttare giù qualche idea, la invierò e sarà la redazione e decidere se considerarlo pubblicabile o meno.

  • 11 Aprile 2021 in 13:59
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    Quando dici:”un vero e proprio progetto avviato già da tempo e che — così come pre-annunciato dallo stesso Julius Evola diversi anni fa — potrebbe, con altissima probabilità, innescare una sorta di eterogenesi dei fini che un giorno sarà, forse, utile per una necessaria e fondamentale ricostruzione.” Intendi dire che il livello di assurdità raggiunto é tale che potrebbe innescare nell’uomo qualcosa che lo faccia ridestare? Come se al processo di decadenza si stia imprimendo un accelerazione tale che stiamo per toccare il fondo, dopo di che saremo pronti per risalire? Sei del parere che, data la situazione attuale, meglio distruggere tutto e ricostruire da zero, anzicché tentare di frenare la discesa?

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    • 11 Aprile 2021 in 21:07
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      Signor Vincenzo: avete, molto a proposito, definito questo periodo nel quale ci siamo ritrovati a vivere come “processo di decadenza”; quello che intendo dire è riferito, appunto, al fatto che esista una Legge Cosmica, precisa, che impone un andamento ciclico, suddiviso in quattro fasi, a tutto ciò che esiste. E’ sufficiente guardarsi attorno per poterlo constatare.

      Io sono convinto del fatto che il fondo vero e proprio non lo si sia ancora toccato ma nessuno può dire con certezza quando questo accadrà ed è anche molto probabile il fatto che noi non conosceremo la prima fase del nuovo ciclo, il “nuovo mattino”…

      Per di più, sono anche del parere che noi non si possa fare proprio nulla, che tutto stia accadendo esattamente nell’unica maniera nella quale può accadere, in questa fase ultima che attraversiamo. Quando dico che i mondialisti arriveranno ad innescare una eterogenesi dei fini, non intendo dire che tale iniziativa partirà dalla loro volontà (del tutto inesistente) ma che sarà l’unico sbocco di un progetto assurdo che è stato possibile portare avanti, pur malamente, giusto in un’epoca come questa.

      L’unica cosa di positivo — di utile — che si può “fare”, per così dire, è trasmettere ai più giovani tutte le idee, tutta la cultura, tutta la spiritualità che possono essere comprese nel concetto di Tradizione che, poi, è tutto ciò che rimane di quello che rappresenta la Scienza nel suo più alto significato. Ma anche in questo caso: chi può assumersi un tale compito? Chi mai ne sarebbe all’altezza? Ecco perché spesso, insisto sulla necessità di distinguere nella maniera più accurata possibile al nostro livello, ciò che realmente è cultura da ciò che non lo è, ciò che è spiritualità vera da ciò che è soltanto una parodia. E da queste (vera cultura e spiritualità ben intesa) origina anche la buona politica.

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  • 12 Aprile 2021 in 3:06
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    Ti stai riferendo chiaramente al kali yuga. Ma Evola, nella conclusione di Rivolta contro il mondo moderno, ci dice chiaramente che non si deve avere la concezione che tutto sia già scritto e non si possa far niente per cambiare le cose. L’uomo ha le sue responsabilità. Recuperando la Tradizione romana, alle quattro ere ne associa una quinta, la fase eroica. Quindi non è detto che non si possa fare proprio nulla. Inoltre, recuperando sempre il pensiero di Evola, il guerriero non agisce per un secondo fine. Egli fa ciò che deve essere fatto, anche se non ha la certezza della vittoria. Lui non si sacrifica purché ci sia un domani migliore, ma lo fa perché è suo dovere farlo. E aggiungo io che comunque noi ce la faremo perché noi agiamo nel solco dell’ordine cosmico, gli altri contro l’ordine cosmico.
    Avanti tutta!

    Rispondi
    • 12 Aprile 2021 in 14:50
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      Kali Yuga, Età del Ferro… credetemi quando vi dico che messi giù in questo modo, sono e rimangono solo dei nomi privi di significato.

      L’uomo, così com’è allo stato attuale, non può avere responsabilità, signor Vincenzo. Pensateci. Che responsabilità potrei avere io (faccio un banale esempio) se, durante la notte, mentre sono immerso nel sonno più profondo, con un brusco movimento del braccio butto giù la sveglia dal comodino? Ne sarei, forse, responsabile a livello cosciente? Ovviamente no. Ed è proprio questo il problema.

      “Fase eroica”, “guerrieri” — ripeto: proposte in questo modo, sono soltanto parole. Non so nemmeno cosa intendiate quando citate la Tradizione Romana…

      Inoltre, voi affermate che:

      « […] il guerriero […] fa ciò che deve essere fatto, anche se non ha la certezza della vittoria […] »

      Cosa sia un guerriero io non lo so ma l’unica cosa che sono riuscito, con grande fatica, ad intuire in tutti questi anni di studio è che, su questo pianeta, nessuno sa cosa debba essere fatto. Nessuna persona ordinaria è in grado di fare da guida ai suoi simili. Ho già detto: guardate ai massoni e ai mondialisti in genere. Attraverso i secoli, hanno accumulato un grande “potere”, sono arci-convinti di essere il faro della civiltà ma tutto ciò che sono in grado di causare tramite i loro utopistici progetti è soltanto più sofferenza, più disperazione, più dolore, più odio, più guerre.
      Chi sa COSA debba essere fatto, sa anche COME questo “cosa” debba essere fatto e ne conosce anticipatamente il risultato. Che è sempre positivo. Chi sa cosa debba essere fatto agisce sempre e soltanto per il bene oggettivo e non per un’idea di “bene-tra-virgolette” del tutto soggettivo. E chi mai può assumersi un tale, gravoso, còmpito? Forse un… eroe? Francamente, io in giro non ne vedo.

      L’uomo ordinario non può fare nulla da sé: è imbevuto di idee sbagliate riguardo a sé stesso, riguardo ai suoi simili e riguardo al mondo che lo circonda. Ed è proprio per questo che esistono gli insegnamenti della Tradizione: per aiutare l’uomo ordinario a ritrovare ciò che gli appartiene. Ma è un cammino difficile e molto duro e inoltre, io credo che per poter “agire nel solco della Tradizione”, prima di tutto ci si debba mettere nelle condizioni di poterlo fare. Altrimenti, è solo fantasia.

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      • 12 Aprile 2021 in 16:09
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        Concordo con tutto quello che scrive. Credo che nessuno oggi possa individuare in sé o in altri un eroe o un guerriero. Tutti però siamo convinti che ce ne sia un estremo bisogno. La domanda delle domande, che mi permetto di porle, é: come si fa a diventare eroi o guerrieri? Come si può fare a conoscere veramente il proprio Se e darsi una collocazione nel mondo? E poi ancora, esistono uomini che hanno per così dire degli anticorpi alla modernitá (che non stanno dormendo), e hanno in potenza ciò che serve per essere un uomo differenziato?
        Ha per caso lei dei consigli da dare? Testi da leggere? Persone da incontrare?

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        • 14 Aprile 2021 in 7:12
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          Esistono delle potenzialità, in alcune persone; potenzialità che, però, devono essere coltivate e messe in atto. Sono desolato ma consigli da dare, io, non ne ho. Di nessun tipo: si tratta di una strada che ognuno deve percorrere per conto proprio, in base alle proprie caratteristiche dato che non siamo tutti uguali.

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