QUEL VIRUS CHIAMATO CAPITALISMO

di Daniele Proietti

Il sistema economico capitalista può avere luogo soltanto in un mondo globalizzato e senza frontiere; infatti, una prassi finanziaria che fa della competizione e della concorrenza tra “colossi” la sua ragion d’essere, non potrebbe affermarsi in un mondo identitario, ma ha bisogno, per esprimersi, di un assetto “senza frontiere” e cosmopolita.

L’annullamento delle differenze che intercorrono tra i popoli e la conseguente omologazione degli stessi sotto un denominatore comune, fa si che i problemi che si verificano in un territorio possono avere luogo in qualsiasi altro angolo del pianeta.

E’ questo il motivo per cui quello che è accaduto in Giappone, dove un dipendente della Sony è, come recita il certificato di morte,”deceduto per troppo lavoro”, non solo non deve lasciarci indifferenti ma ci obbliga a riflettere su dove stiamo andando.

Questa persona aveva lavorato ben ottanta ore in più, settimanalmente, rispetto a quante avrebbe dovuto; ciò gli ha causato stress, stanchezza e, poi, la morte.

Questo è il capitalismo, ossia lo sfruttamento, materiale e spirituale, delle risorse, della creatività e della vita di ogni essere umano a vantaggio di pochi: il fatto che si verifichino ancora queste cose nel duemilaventuno deve farci capire come col passare degli anni la situazione, anziché migliorare, stia, se possibile, addirittura peggiorando.

Il liberismo sta diventando sempre più radicale, e, a pagarne le conseguenze, sono gli strati sociali deboli della società, in tutto il mondo.

La risposta a tutto ciò, però, non deve essere univoca su scala mondiale, altrimenti si creerebbe, come già accaduto con il comunismo, una sorta di capitalismo statalizzato planetario.

Ogni singolo popolo, su base etnico-nazionale, è chiamato, come già verificatosi nella Storia, a elaborare una propria teoria che parta da capisaldi come identità, anticapitalismo e tradizione.

Quando in Italia questo è stato fatto ci sono stati risultati grandiosi, e, così, anche in altre Nazioni, non solo europee.

L’augurio è che ogni popolo si ritrovi sotto la sua bandiera, a cominciare, per quanto ci riguarda, da quello che ci sta più a cuore, ovvero la nostra Italia.

Noi intendiamo fare la nostra parte per offrire al popolo un’alternativa concreta al capitalismo, che sia sociale nel senso più alto del termine.

E’ questo il nostro scopo, da sempre, contro tutti, che siano nemici dichiarati o amici falsi.

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