IL FESTIVAL DELLO SCHIFO

di Daniele Proietti

Ieri sera si è conclusa questa indegna edizione del Festival di Sanremo, nella quale il ridicolo è stato più volte superato, e si sono toccate vette di oscenità mai viste durante i decenni scorsi. 

Si sa, questo appuntamento annuale, che dovrebbe essere unicamente una rassegna di stampo musicale la quale avrebbe il fine di far conoscere al pubblico italiano nuovi talenti, si è sempre, nella sua storia, trasformata in senso politico, configurandosi come la massima espressione del cattocomunismo più bieco.

In questa circostanza, però, siamo andati ben oltre la mera propaganda politica, che comunque non dovrebbe essere propria di una rete televisiva per vedere la quale i cittadini, tutti, pagano un canone abbastanza salato.

Tra una pubblicità e l’altra, ( e anche su questo ci sarebbe da discutere visto che i soldi la Rai li prende dai contribuenti e non dovrebbe aver bisogno di tanti sponsor), si è assistito a volgarità, persone vestite in maniera eccentrica e un sottofondo di perbenismo sempre presente.

Il progressismo, ovvero quel mondo radical chic, falsamente solidale e fintamente buonista della Rai se ne è appropriato da molto tempo, piazzandovi all’interno conduttori, opinionisti, azionisti e chi più ne ha più ne metta, ma oggi agisce in maniera esplicita, imponendo a milioni di spettatori, in prima serata, i suoi dettami, fatti di multietnicità, indottrinamento all’accettazione della diversità e femminismo d’assalto.

Non è questo ciò che dovrebbe essere una televisione di Stato, chiamata, all’interno della programmazione, a rispettare tutti gli italiani allo stesso modo, non assumendo posizioni cosi esplicite, ai limiti, e a volte oltre, della militanza politica.

La Rai deve essere la casa di tutti, visto che tutti ne garantiscono la sopravvivenza, anche quelli che dopo questi cinque giorni, giustamente, si sentono, ancora una volta, disgustati ed offesi.

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