VACCINO ITALIANO. LUCE IN FONDO AL TUNNEL

di Luigi ACONE

La regnante politica del così detto “pensiero unico”, la dittatura di una ormai forzata visione globale delle dinamiche economiche, sociali e politiche ha determinato, soprattutto nell’ultimo anno di pandemia, una totale distrazione da quelle che invece è necessario considerare come priorità.
Innegabilmente tutto ciò ha avuto (e sta avendo) delle forti ripercussioni “nell’era della pandemia”: basti pensare a come e quanto potenze industriali come le nazioni del nord Europa o gli stessi USA si siano prostrate alla volontà ed alle strategie o meglio al prezzo imposto dalle varie aziende farmaceutiche per la produzione distribuzione e messa in vendita dell’antidoto al covid 19.
L’Italia dal canto suo è stata suo malgrado trascinata in una spirale determinata da politiche di carattere comunitario (Unione Europea), perdendo la bussola del raziocinio. Questo ha comportato, a causa con ogni probabilità di amministratori del bene pubblico non degni di tale nome, la mancata riflessione per tempo su quali possano essere le prospettive sulle quali puntare sul breve e lungo termine; si e’ commesso il grave errore di non soffermandosi per tempo su quali possano essere le reali soluzioni che può offrire l’industria interna al territorio nazionale.
Ciò determina una realtà attuale, un presente, governato dall’attesa che maschera il ricatto delle multinazionali del farmaco estere che concedano finalmente le dosi vaccinali per rendere finalmente attivo ed a pieno regime il piano vaccinale sulla popolazione italiana.
Il governo Conte e il governo Draghi adesso commettono un grave errore. Il Non pensare come Italia!
E’ necessario discostarsi dal pensiero unico globale ed agire!
Resta da riconoscere, d’altro canto, il sostegno governativo tramite l’agenzia Invitalia nei confronti del vaccino italiano dell’azienda Reithera con un contratto di sviluppo pari a 81 mln e con una partecipazione da parte di Invitalia (agenzia nazionale dello sviluppo di proprietà del ministero dell’economia) pari al 30% del capitale della società.
L’auspicio è che tali politiche di sostegno e sviluppo in ambito di ricerca sanitaria trovino sempre maggior supporto e vigore da parte degli organismi governativi tralasciando soluzioni “estere” formulate tramite contratti secretati o dettate da pseudo politiche “comunitarie” in considerazione delle esponenziali potenzialità che può esprimere non solo la ricerca italiana in ambito sanitario ma anche la messa in pratica, da parte dei professionisti tutti del SSN, di procedure e protocolli diretti alla salvaguardia della salute comune.

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