WEB: I GIGANTI CHE NON PAGANO

di Daniele PROIETTI

Con la pandemia in corso ormai da un anno tante piccole e medie imprese italiane sono state messe a dura prova, e alcune hanno dovuto purtroppo chiudere i battenti. Molte altre rischiano di farlo tra poche settimane se è vero che la situazione, come risulta dagli “spifferi” che arrivano da Palazzo Chigi, non solo non è destinata a migliorare, ma andrà, se possibile, peggiorando. Prorogare per settimane o addirittura mesi la validità di misure che significano il dimezzamento o la cessazione di centinaia di migliaia di attività lavorative vuol dire condannare chi è proprietario di queste attività al fallimento e chi dentro vi lavora alla disoccupazione. Tutto questo si traduce, insomma, in uno stato di indigenza che riguarda molte centinaia di famiglie, che non vedono arrivare i tanto declamati ristori e indennizzi e sono costrette, perciò, a dare fondo ai loro risparmi. Assolutamente diversa rispetto a questa è la situazione dei colossi multinazionali del web, come Amazon e altri, che, oltre a, (come dimostrano molte sentenze), sfruttare i propri dipendenti, non pagano alcuna tassa allo Stato che li ospita, e non sono soggetti ai provvedimenti del governo, potendo restare sempre in attività. Tutto ciò sta abituando le persone a rivolgersi a queste entità transnazionali invece che attuare forme di solidarietà verso il piccolo commercio nazionale, che andrebbe tutelato dal governo con un cambio di atteggiamento che preveda chiusure solo laddove esse siano assolutamente indispensabili e garantisca ristori e indennizzi ai piccoli imprenditori e una cassa integrazione adeguata per i dipendenti. Tutto questo magari avvalendosi del denaro che sarebbe doveroso esigere dai giganti del web che operano sul nostro territorio nazionale. Solo così si potrà salvare un tessuto sociale variegato e valido come quello italiano, e garantire, finalmente, una concorrenza leale.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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